COSA RENDE UN ALLENATORE SPECIALE? Julian Nagelsmann
29 Aprile 2017
Massimo Paci
Lunedì mattina. La sveglia suona come al solito alle 6.30. E' un pò di tempo che mi ronza in testa l’idea di partire per la Germania per cercare di carpire qualche segreto ad uno degli allenatori emergenti migliori al Mondo: Julian Nagelsmann. Il ragazzo di Landsberg am Lech, dopo essere passato (come allenatore in seconda) tra le mani sapienti di Thomas Thucel, a soli 28 anni, è stato chiamato alla guida dell’Hoffenheim, in Bundesliga, con risultati che hanno dell’incredibile. Salvezza miracolosa la scorsa stagione, dopo aver preso la squadra penultima in classifica, terzo posto quest’anno, con il record di aver raggiunto la fine di gennaio essendo l’unica squadra in Europa a non aver perso in stagione. E allora faccio il pieno alla macchina e mi metto in strada alla volta di Hoffenheim, piccolo centro nella provincia di Sinsheim. I 1.100 km di distanza non mi spaventano, sono eccitato all’idea di provare a percepire il carisma del giovane allenatore e quali metodi di allenamento predilige adottare per educare i suoi ragazzi.Il ragazzo di Landsberg am Lech, dopo essere passato (come allenatore in seconda) tra le mani sapienti di Thomas Thucel, a soli 28 anni, è stato chiamato alla guida dell’Hoffenheim, in Bundesliga, con risultati che hanno dell’incredibile. Salvezza miracolosa la scorsa stagione, dopo aver preso la squadra penultima in classifica, terzo posto quest’anno, con il record di aver raggiunto la fine di gennaio essendo l’unica squadra in Europa a non aver perso in stagione. E allora faccio il pieno alla macchina e mi metto in strada alla volta di Hoffenheim, piccolo centro nella provincia di Sinsheim. I 1.100 km di distanza non mi spaventano, sono eccitato all’idea di provare a percepire il carisma del giovane allenatore e quali metodi di allenamento predilige adottare per educare i suoi ragazzi.
ALLA SCOPERTA DI JULIAN NAGELSMANN
CARISMA E POCHE CHIACCHIERE
Percepisco immediatamente la personalità del giovane allenatore. In campo è sempre molto tranquillo e sorridente. Non urla per imporre la sua leadership: lo fa in modo molto sereno. In generale, durante la seduta d’allenamento, parla poco, senza dover intervenire per forza in ogni occasione, come quasi non avesse bisogno di appagare il proprio ego. L’intensità degli allenamenti è qualcosa di sorprendente. A differenza dell’Italia il gioco non si interrompe quasi mai. Il giocatore che riceve fallo, si alza e nemmeno accenna la protesta. Si percepisce dal modo di allenarsi e dal clima che si respira che la squadra ha oramai assorbito la mentalità vincente del tecnico. Nei miei giorni di permanenza, oltre ad aver annotato delle importanti novità dal punto di vista tattico, ho avuto delle piacevoli conferme (in base alla mia idea) sulla metodologia proposta. La seduta dell’allenamento è quasi totalmente eseguita con l’utilizzo della palla. Il lavoro principale che viene proposto è un lavoro che va ad impartire principi di gioco, e non schemi ripetuti a memoria.
PRINCIPI DI GIOCO
Il modulo proposto è il 3-5-2. Il giocatore fondamentale di questo sistema è il difensore centrale, nato come centrocampista e reinventato dal tecnico regista di difesa. Questo giocatore è molto abile a costruire l’azione dalle retrovie ed è intelligente tatticamente a capire i momenti della partita in cui deve salire ed allinearsi con il centrocampo, per supportare l’azione e creare superiorità numerica secondo necessità. Nei principi della fase offensiva, c’è il possesso palla, mai fine a se stesso, ma eseguito sempre per cercare un gioco che si sviluppi principalmente in verticale. Altro principio di gioco è il continuo movimento senza palla da parte degli elementi più offensivi: in questo modo il portatore avrà sempre linee di passaggio libere da poter sfruttare e non essere mai in difficoltà. I giocatori più esterni, in fase offensiva, avanzano molto la loro posizione, garantendo sempre la copertura degli spazi in ampiezza. Il principio cardine della fase di non possesso è il pressing. Nell’idea tattica di Nagelsmann, c'è il continuo voler portare pressione agli avversari, per cercare di indurli a giocare sempre palloni sporchi.
CORAGGIO DI CAMBIARE
Il vero talento che ha avuto Nagelsamann sta nel fatto di aver preso una “piccola” squadra, penultima in classifica, ed AVER AVUTO IL CORAGGIO di rompere gli schemi con il passato e proporre un calcio da “grande” squadra, questa la vera rivoluzione portata dal giovane tecnico. Il coraggio deve essere accompagnato da competenze tecniche ed una buona dose di carisma. Concordo sul fatto che solo il 30% del compito dell'allenatore riguarda la tattica, il 70% ha a che fare con il rapporto umano e la gestione dello spogliatoio.