LA CULTURA DEGLI ALIBI
01 Aprile 2017
Massimo Paci

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LA CULTURA DEGLI ALIBI

Quando non ci riesce qualcosa o quando non raggiungiamo un obbiettivo, consapevolmente o meno inventiamo scuse. Cerchiamo di rimanere nella nostra zona di comfort, venendo cosí cullati in una falsa impressione di sicurezza, alimentando un vittimismo – a quel punto –  giustificato. Le scuse sono dei meccanismi di autodifesa che ci proteggono da emozioni negative che abbiamo paura di affrontare, sono un modo di evitare quel disagio temporaneo e di breve periodo che inconsciamente ci spaventa. Invece di scavare in noi stessi, col rischio di trovare una verità che non ci piace, ci rilassiamo incolpando condizioni esterne avverse. A volte le scuse possono essere come un indicatore di mancanza di motivazione verso doveri che non sentiamo come nostri.

I campioni aderiscono alla regola “niente alibi”, assumiti le tue responsabilità sia in caso di sconfitta che in caso di vittoria.

5 tipi di scuse più comuni

1 Scuse riguardo all’identità

La più comune: “Sono fatto così (spesso seguita da “ormai non posso più cambiare”). Denota mancanza di motivazione al cambiamento, alla responsabilità di controllo, alla paura dell’ignoto, al timore di non riconoscersi più o di non essere più accettati da chi ci circonda. Le scuse più comuni tipo: “sono basso”, “ho avuto un brutto infortunio”, “non ho la testa”, “il mister non mi vede” “sono stanco” ecc..
All’interno di questo gruppo, troviamo anche le scusa legate all’età: “Ormai sono troppo vecchio”, “se avessi qualche anno in meno”, “ se avessi avuto questa opportunità”. Oppure anche quella legata al sentirsi diverso dagli altri: “sono sfortunato”

 

2 Scuse legate alla scarsità di risorse

Tutte le scuse del tipo: “Non ho…”. Alla base troviamo una mancanza di motivazione, una visione incentrata sul problema e non sulla soluzione, la mancanza di volontà di trovare soluzioni.
Scarsità di: Tempo: “Non ho tempo per allenarmi”, “sono troppo impegnato a fare altro”. Qui troviamo tutte le declinazioni dell’inesorabile ormai: “Ormai è tardi”, “oramai sono troppo vecchio”, “non ho tempo per dedicarmi alla squadra”
Scarsità di competenza - conoscenza: “Non sono capace”, “nessuno me l’ha mai insegnato”, “non l’ho mai fatto prima”, “non so da dove cominciare”, “non conosco le persone giuste”, “bisogna essere raccomandati”

 

3 Scuse legate al processo

Dispensano saggezza che mette al riparo dal rischio, denotando paura di fallire ai propri occhi o a quelli degli altri. Bloccando sul nascere l’iniziativa, le scuse di processo realizzano le profezie auto avveranti rispetto all’impossibilità di riuscita e rafforzano gli alibi. La scusa regina: “è difficile”. Poi: ”non siamo un gruppo”, “non c’é la società”, “non è il momento giusto”, “siamo stanchi”, “non abbiamo i mezzi”, “manca un progetto serio”, “il mister è scarso”

 

4 Scuse legate alla responsabilità

Consentono di non assumersi dei rischi, compreso quello di conseguire il risultato desiderato:
“non tocca a me”, “non sono stato interpellato”, “in quell’azione non dovevo esserci io”, “è compito di altri”

 

5 Scuse legate alle avversità

Mantengono nella zona di comfort, ci discolpano da eventuali fallimenti: “ci va tutto storto”, “è una stagione maledetta”, “ci sono troppi infortuni”, “l’arbitro ce l’ha con noi”, “con questo clima è impossibile giocare”, “ siamo sfortunati”, “gli avversari sono più fortunati di noi”, “non è la stagione giusta”.

Per eliminare le scuse è necessario come prima cosa diventarne consapevoli, essere motivati al cambiamento e decidere di affrontarle. Il nostro futuro è nelle nostre mani, sta a noi rifiutare la mediocrità.

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